Posts Tagged “Hardware”

I prodotti che escono dalla testa Steve Jobs e dagli stabilimenti della Apple sono sicuramente di ottima fattura, sono come dei capi prodotti da uno stilista famoso: impiegano materiali ricercati e sono pagati sicuramente più per il design e il marchio che per il loro vero valore.

Sfido chiunque a dirmi che un MacBook Pro è brutto. E’ un capolavoro di design non solo esteriormente ma anche interiormente, smontatelo se non ci credete; tutta la roba che normali produttori di PC inseriscono in spessori di 4 Cm loro la mettono in 2,5 e in più inseriscono delle chicche come la tastiera retroilluminata, il monitor a led (ancora non riesco a capire come hanno fatto a metterceli in quel foglio di carta) etc.
Come costi di produzione non cambia molto. E’ la cura dell’assemblaggio, la scelta di questi piccoli dettagli che fa la differenza di prezzo. Le componenti poi sono le solite di un moderno PC, apparte l’ EFI. Converrebbe comprarsi un Dell con le solite caratteristiche e con 500 € in meno, tuttavia i Dell fanno cagare e non hanno tutte quelle cazzatine che oggi vanno molto di moda tra i ggiovani pottini…“we bella… cioè ai visto ke sballo il mio nuovo cell? a la fotokamera pazzeska! e poi posso skarikare le suonerie mp3…troppo ggiusto ci metto subito kuella nuova di Kristina Gilera”

I Mac sono per gli appassionati di tecnologia, per chi cerca l’eccellenza ma anche per chi non ci capisce una sega e ha una massa di soldi da buttare via. Per il restante 90% della popolazione esistono i PC.

Parliamo ora di OSX. Tutti lodano la sua eccellenza, ed è indubbio che ciò sia vero.
Al momento è sicuramente il miglior sistema operativo in circolazione tuttavia è quanto di più chiuso ci possa essere, è un qualcosa di inaccessibile e non modificabile in nessuna delle sue parti. Funziona cosi come è stato stabilito e basta!
E pensare che gran parte di questo sistema ha un cuore open-source infatti Darwin, il kernel di OSX non è altro che un fork di un kernel MACH BSD (Unix), Safari non usa come motore di rendering nient’altro che un derivato di KHTML, per non parlare di Bash, Samba, di CUPS, il sistema di stampa Unix comune a tutte le piattaforme che recentemente è stato acquistato proprio da Apple per evitare che andasse sotto licenza GPL v3.
Insomma gran parte del sottosistema che permette a Mac OSX di eccellere non è altro che un derivato di progetti a sorgente aperto o addirittura software a sorgente aperto sfruttato commercialmente.

Tuttavia non ho mai visto da parte di Apple e di Steve Jobs un minimo di riconoscimento verso il mondo open-source che così tanto ha dato e così poco ha ricevuto anzi, Apple sembra ignorare volutamente Linux e il software open-source tanto che alla presentazione di Safari 3 per Windows fu mostrata una slide dove si prospettava il futuro prossimo dei browser web in questi termini: Internet Explorer alla quota attuale punto più punto meno, Safari al 17 20% e Firefox? Sparito, praticamente la fetta di Firefox era stata mangiata completamente da Safari.

Perché Apple si comporta in questo modo verso l’open-source? Ve lo dico io! Perché sa meglio di qualunque altra azienda quanto possa essere efficace questo movimento quando è ben organizzato e sa benissimo che molto del software attualmente incluso nel loro OSX è così efficiente anche e soprattutto per merito altrui! Sa anche che è ancora un movimento che deve sbocciare completamente e che è pieno di intrecci e diverbi interni che se alimentati possono portare alla dispersione delle forze.
E’ quindi più facile attaccare e ignorare un competitore diretto più debole perché frammentato che una azienda massiccia come Microsoft forte di un patrimonio inestimabile, di una posizione monopolistica nel mercato e di una capacità condizionatoria impressionante.

Le cose potrebbero cambiare se Apple si decidesse ad affrontare una svolta nel suo core-business alleandosi con il software libero contro il nemico comune M$ ma questa è un eventualità talmente remota che forse prima che si avveri l’uomo avrà colonizzato Marte :P

Non ho volutamente parlato di Iphone perché lo reputo un prodotto inutile dal punto di vista pratico ma molto utile per rimpinguarsi le tasche di bei quattrini. Discorso opposto per l’Ipod, quello è veramente un ottimo prodotto sotto ogni punto di vista, il miglior lettore mp3 che abbia mai usato e lo straconsiglio a tutti soprattutto il nano da 4G. Fabulosus

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La Creative Sound Blaster X-Fi è una scheda audio consumer di ultima generazione molto in voga per gli amanti dell’audio di qualità su PC, utilizza un sofisticato chip audio che non è solamente un DSP (Digital Signal Processor) che si occupa della gestione dei flussi audio digitali ma una vera e proprio CPU specifica capace di migliorare la qualità del suono e di applicare effetti audio complessi in tempo reale senza gravare sulla CPU di sistema. Insomma è una scheda fantastica per chi usa il PC soprattutto come salotto multimediale o per i videogiochi!

X-Fi

Purtroppo però (E te pareva!) non esistono al momento driver per Linux ne open ne closed-source rendendo cosi impossibile l’utilizzo di questa scheda sul nostro sistema operativo preferito. Perchè tutto questo? Per il solito motivo di sempre!
Windows ha la precedenza! Infatti Creative a suo tempo rispose a chi chiedeva un driver per Linux che, con l’introduzione di Windows Vista e i suoi noti problemi di compatibilità con l’audio a causa del fottutissimo Trusted Computing che impediva di fatto la riproduzione tramite uscita digitale, l’azienda si sarebbe concentrata esclusivamente sullo sviluppo di driver decenti per Vista, rimandando i driver per Linux a data da destinarsi.

Finalmente sembra però che qualcosa si stia lentamente muovendo in casa Creative. Pare che stiano sviluppando un driver closed-source per ALSA (Advanced Linux Sound Architecture) che supporta pienamente OpenAL 1.1 e gli ormai stranoti effetti ambientali EAX proprietari di Creative; secondo indiscrezioni il driver dovrebbe essere pronto e “stabile” per inizio 2008. Finalmente potrete ascoltare gli mp3 a 64kbit sul vostro mega impianto DTS 8.1 da cinema :P

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IBM è sicuramente una delle aziende che investe più in ricerca e sviluppo e i risultati si vedono, la tecnologia che esce fuori dai laboratori di “Big Blue” è sempre strabiliante e decisamente avanti rispetto ai suoi competitori diretti.

I suoi ricercatori infatti sono stati i primi a riuscire a misurare l’ anisotropia magnetica di un singolo atomo. Questa scoperta è stata particolarmente importante perché determina la capacità di un atomo di memorizzare informazioni attraverso le proprietà magnetiche.

Capite bene che gli scenari che si prospettano sono fantascientifici: si parla di nanotecnologie in grado di memorizzare dati direttamente a livello molecolare, e con buone probabilità addirittura atomico! Per farvi capire meglio di cosa sto parlando pensate a tutti i video contenuti da Youtube inseriti in un apparecchio delle dimensioni di un lettore mp3…..non sò di preciso quanti Terabyte di video ci siano su Youtube ma non farebbe grossa differenza anche se ce ne fossero qualche centinaio in più o in meno!

Altra scoperta molto interessante, sempre ad opera dei geniacci che lavorano (Beati loro) per IBM, è, detta in parole povere, un interruttore molecolare, ovvero un sistema che permette cambiare lo stato di una molecola di idrogeno senza che questa si disgreghi.
Sono inoltre riusciti a concatenare questo effetto, facendo si che gli atomi della molecola precedente riescano a far cambiare lo stato della molecola successiva creando in effetti il primo rudimentale circuito logico a livello molecolare.
Il vantaggio di circuiti molecolari rispetto a quelli attuali basati sulla miniaturizzazione del silicio è chiaro. Prestazioni e miniaturizzazione massime, consumi e dissipazione termica minime.
Considerando che le attuali CPU dual-core sono costituite da centinaia di milioni di transistor che poi altro non sono che piccoli interruttori e hanno superfici nell’ordine dei 100-200 mm², un ipotetica CPU identica elettronicamente ma costruita su scala molecolare avrebbe dimensioni circa 100 volte inferiori.

Niente male eh?

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Sono appena passate poche ore dal rilascio delle specifiche da parte di AMD sui propri chip grafici e già si vedono i primi frutti.
Il driver Avivo che verrà integrato probabilmente in Xorg 7.4 ha subito i primi cambiamenti attraverso la scoperta dei nomi e dei valori di alcuni registri integrati nei chipset.

A questo indirizzo potete osservare, anche se probabilmente non ci capirete una emerita mazza, il commit in questione che mostra i cambiamenti apportati al codice del driver Avivo.

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Oggi è un giorno importante, AMD, o ATI per i nostalgici, ha finalmente rilasciato i nuovi driver 8.41.7 che permettono grandi incrementi prestazionali e soprattutto oltre 900 pagine di specifiche necessarie per lo sviluppo di driver per Linux senza alcuna NDA.
NDA significa Non Disclosure Agreement. All’incirca si tratta di uno o più accordi in base ai quali vengono rilasciate delle informazioni (in questo caso tecniche) a un gruppo (in questo caso di sviluppatori) che deve fare di tutto per non farle trapelare al pubblico ed utilizzarle solo per lo scopo per cui sono state rilasciate. Questo significa che le specifiche tecniche delle GPU AMD sono consultabili da chiunque senza nessuno di questi obblighi.

In parole povere cosa significa tutto questo? Che finalmente i possessori di schede grafiche AMD potranno prendersi la propria rivincita su quelli di Nvidia. Infatti grazie a questo rilascio adesso sarà molto più semplice per gli sviluppatori creare dei driver di ottima qualità in minor tempo, driver che con ogni probabilità verranno inclusi nel prossimo Xorg 7.4 in uscita a marzo 2008; driver totalmente open source e decisamente migliori degli attuali!

AMD continuerà nello sviluppo dei suoi driver fglrx chiusi per il momento, promettendo pieno supporto ad AIGLX nei prossimi driver 8.42, prestazioni entusiasmanti (vedi Driver 8,41 AMD finalmente le prestazioni!), soprattutto con le schede basate su chip R5xx e R6xx supporto agli ultimi kernel e nuove features.

Quasi quasi mi viene da piangere!

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Sebbene non sia una notizia proprio fresca, oggi vi voglio parlare di un vero mostro: la cpu IBM Power 6

Molti di voi, specialmente chi ha usato un Mac fino a qualche tempo fa, sicuramente conosceranno l’architettura PowerPC poiché questa era alla base dei processori che venivano ospitati nei computer di Apple. L’architettura Power è di tipo RISC, ovvero Riduced Instruction Set Computer il che significa che queste CPU sono in grado di eseguire poche operazioni basilari e di combinarle tra loro per eseguire operazioni più complesse.
Esiste un altro tipo di architettura, quella CISC (Complex Instruction Set Computer), che al contrario fa della grande quantità di istruzioni specifiche il suo punto di forza, riuscendo, in un contesto fortemente ottimizzato e specifico ad avere prestazioni superiori a quelle che si avrebbero utilizzando processori RISC. Questa architettura è utilizzata nei processori x86 a partire dal 40486 (ovvero i vostri Pentium, Athlon, Core etcetc…) in maniera originale in quanto i processori moderni basati su architetture x86 traducono le istruzioni CISC in micro operazioni che poi elaborano come fossero processori RISC; si può quasi dire che sono degli ibridi tra CISC e RISC.
L’architettura Power anche se meno conosciuta di quella x86 per ovvi motivi è presente in molti settori, tra cui server, pc desktop, e anche sistemi di intrattenimento (Xbox360, Play Station 3, Nintendo Wii, e altre console usano tutte delle cpu con architettura Power).

Ma ora passiamo alla notizia vera e propria e cominciamo a parlare del Power 6, l’ultimo step evolutivo della famiglia PowerPC in ambito server. Perché dico che è un mostro? Prima di scendere nel tecnicismo vi voglio mostrare questi dati presi da questo articolo su linuxelectrons.

In the SPECfp_2006 benchmark, which measures speed, a single core of a 4.7 GHz POWER6 processor in an IBM System p 570 server running SUSE Linux scored 22.4, the highest result in the industry. System p 570 results are 23% better than an HP Integrity rx6600 running HP-UX result of 18.1.(1)

In the SPECfp_rate2006 benchmark, which is a measurement of system throughput, an IBM System p 570 server with two 4.7 GHz POWER6 processors (4 cores) running the AIX operating system scored 115 versus 51.3 for an HP Proliant DL585 G2 with two 3.0 GHz AMD processors (4 cores) running SUSE Linux — a difference of 124 percent.(2)

In the SPECfp_rate2006 benchmark’s 8-core results, an IBM System p 570 server with four 4.7 GHz POWER6 processors running AIX scored 213 versus 98.7 for an HP Proliant DL585 G2 with four 3.0 GHz AMD Opteron processors running SUSE Linux — a difference of 115 percent.(3)

And in the SPECfp_rate2006 benchmark’s 16-core results, an IBM System p 570 server with eight 4.7 GHz POWER6 processors running Linux scored 428 versus 186 for an HP Integrity rx8640 with eight 1.6 GHz Itanium 2 processors running HP-UX.(4)

In pratica sono state misurate con una suite di Benchmark professionali le prestazioni di vari sistemi in condizioni simili.
IMB Power 6 riesce in ogni caso a sopravanzare di molto i diretti concorrenti, che siano essi Intel, HP, AMD, con prestazioni che vanno da un minimo del 23% in più in modalità single core ad un massimo del 230% con uno scarto medio del 120%!

Power 6 architecture

Le caratteristiche tecniche del Power 6 sono di tutto rispetto: utilizza una tecnologia costruttiva mista a 65/90 nanometri SOI (Silicon On Insulator) che permette una miniaturizzazione elevatissima, 750 milioni di transistor in 341 mm², e alta efficenza energetica: in effetti una cpu Power 6 ha gli stessi requisiti energetici della generazione precedente con prestazioni generali fino a 3 volte superiori.
E’ una architettura dual-core a 64 bit, ovvero due processori fisici ospitati nello stesso package con frequenze di lavoro che toccano i 5Ghz; per paragone, le attuali architetture concorrenti dual-core per server non raggiungono i 3,5 Ghz; possiede tre livelli di cache: 128KB di 1° livello (64KB Dati, 64KB Istruzioni), 8 MB di 2° livello semi-condivisa tra i due core (4 MB per core accessibili anche all’altro tramite un Bus da 300GB/s), 36 MB di 3° livello condivisa ma ospitata in un chip esterno collegato tramite un Bus da 80 GB/s.
Sono state inserite inoltre 54 nuove istruzioni rispetto alla precedente architettura molte delle quali improntate alla matematica decimale e alla conversione di basi ed è dotato del set di istruzioni AltiVec, istruzioni di tipo SIMD (Single Instruction Multiple Data) ovvero un sistema in cui più unità elaborano dati diversi in parallelo; questo tipo di istruzioni sono particolarmente utili e efficienti in ambito multimediale ed è discutibile la loro inclusione in ambito server dove solitamente si privilegia maggiormente la velocità di esecuzione di calcoli in virgola mobile e il throughput massimo.

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