Archivio per la Categoria “Hardware”
IBM è sicuramente una delle aziende che investe più in ricerca e sviluppo e i risultati si vedono, la tecnologia che esce fuori dai laboratori di “Big Blue” è sempre strabiliante e decisamente avanti rispetto ai suoi competitori diretti.
I suoi ricercatori infatti sono stati i primi a riuscire a misurare l’ anisotropia magnetica di un singolo atomo. Questa scoperta è stata particolarmente importante perché determina la capacità di un atomo di memorizzare informazioni attraverso le proprietà magnetiche.
Capite bene che gli scenari che si prospettano sono fantascientifici: si parla di nanotecnologie in grado di memorizzare dati direttamente a livello molecolare, e con buone probabilità addirittura atomico! Per farvi capire meglio di cosa sto parlando pensate a tutti i video contenuti da Youtube inseriti in un apparecchio delle dimensioni di un lettore mp3…..non sò di preciso quanti Terabyte di video ci siano su Youtube ma non farebbe grossa differenza anche se ce ne fossero qualche centinaio in più o in meno!
Altra scoperta molto interessante, sempre ad opera dei geniacci che lavorano (Beati loro) per IBM, è, detta in parole povere, un interruttore molecolare, ovvero un sistema che permette cambiare lo stato di una molecola di idrogeno senza che questa si disgreghi.
Sono inoltre riusciti a concatenare questo effetto, facendo si che gli atomi della molecola precedente riescano a far cambiare lo stato della molecola successiva creando in effetti il primo rudimentale circuito logico a livello molecolare.
Il vantaggio di circuiti molecolari rispetto a quelli attuali basati sulla miniaturizzazione del silicio è chiaro. Prestazioni e miniaturizzazione massime, consumi e dissipazione termica minime.
Considerando che le attuali CPU dual-core sono costituite da centinaia di milioni di transistor che poi altro non sono che piccoli interruttori e hanno superfici nell’ordine dei 100-200 mm², un ipotetica CPU identica elettronicamente ma costruita su scala molecolare avrebbe dimensioni circa 100 volte inferiori.
Niente male eh?
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Oggi è un giorno importante, AMD, o ATI per i nostalgici, ha finalmente rilasciato i nuovi driver 8.41.7 che permettono grandi incrementi prestazionali e soprattutto oltre 900 pagine di specifiche necessarie per lo sviluppo di driver per Linux senza alcuna NDA.
NDA significa Non Disclosure Agreement. All’incirca si tratta di uno o più accordi in base ai quali vengono rilasciate delle informazioni (in questo caso tecniche) a un gruppo (in questo caso di sviluppatori) che deve fare di tutto per non farle trapelare al pubblico ed utilizzarle solo per lo scopo per cui sono state rilasciate. Questo significa che le specifiche tecniche delle GPU AMD sono consultabili da chiunque senza nessuno di questi obblighi.
In parole povere cosa significa tutto questo? Che finalmente i possessori di schede grafiche AMD potranno prendersi la propria rivincita su quelli di Nvidia. Infatti grazie a questo rilascio adesso sarà molto più semplice per gli sviluppatori creare dei driver di ottima qualità in minor tempo, driver che con ogni probabilità verranno inclusi nel prossimo Xorg 7.4 in uscita a marzo 2008; driver totalmente open source e decisamente migliori degli attuali!
AMD continuerà nello sviluppo dei suoi driver fglrx chiusi per il momento, promettendo pieno supporto ad AIGLX nei prossimi driver 8.42, prestazioni entusiasmanti (vedi Driver 8,41 AMD finalmente le prestazioni!), soprattutto con le schede basate su chip R5xx e R6xx supporto agli ultimi kernel e nuove features.
Quasi quasi mi viene da piangere!
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Sono da poco stati rilasciati nuovi driver FGLRX Beta per schede grafiche AMD/ATI in versione 8.41.6 e Phoronix, come sempre li ha recensiti e esaminati ricavandone ottimi risultati.
I nuovi driver pur non introducendo grosse novità in termini di funzionalità sono basati su un microcodice completamente nuovo che permette abbondanti aumenti prestazionali in tutti i campi, mediamente con incrementi che vanno dal 50 al 100%, con casi eclatanti come questo dove la Mobility Radeon X300 ha ottenuto prestazioni 10 volte superiori rispetto ai driver precedenti!

A beneficiare di questi incrementi è tutta la famiglia di schede Radeon a partire dal chip R300 (Quello della serie 9000) fino ad R600 ovvero l’ultimo arrivato in casa AMD.
Riporto qui di seguito alcuni grafici che dimostrano meglio delle parole il salto prestazionale che, filamente, c’è stato con questa nuova release. Senza timor alcuno mi sento di dire che almeno sul campo prestazioni i driver per Linux adesso sono sullo stesso piano di quelli per Windows. Era ora!



Tags: 3d, driver, linux, Software, Videogames
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Scritto da Dario in Hardware
Sebbene non sia una notizia proprio fresca, oggi vi voglio parlare di un vero mostro: la cpu IBM Power 6
Molti di voi, specialmente chi ha usato un Mac fino a qualche tempo fa, sicuramente conosceranno l’architettura PowerPC poiché questa era alla base dei processori che venivano ospitati nei computer di Apple. L’architettura Power è di tipo RISC, ovvero Riduced Instruction Set Computer il che significa che queste CPU sono in grado di eseguire poche operazioni basilari e di combinarle tra loro per eseguire operazioni più complesse.
Esiste un altro tipo di architettura, quella CISC (Complex Instruction Set Computer), che al contrario fa della grande quantità di istruzioni specifiche il suo punto di forza, riuscendo, in un contesto fortemente ottimizzato e specifico ad avere prestazioni superiori a quelle che si avrebbero utilizzando processori RISC. Questa architettura è utilizzata nei processori x86 a partire dal 40486 (ovvero i vostri Pentium, Athlon, Core etcetc…) in maniera originale in quanto i processori moderni basati su architetture x86 traducono le istruzioni CISC in micro operazioni che poi elaborano come fossero processori RISC; si può quasi dire che sono degli ibridi tra CISC e RISC.
L’architettura Power anche se meno conosciuta di quella x86 per ovvi motivi è presente in molti settori, tra cui server, pc desktop, e anche sistemi di intrattenimento (Xbox360, Play Station 3, Nintendo Wii, e altre console usano tutte delle cpu con architettura Power).
Ma ora passiamo alla notizia vera e propria e cominciamo a parlare del Power 6, l’ultimo step evolutivo della famiglia PowerPC in ambito server. Perché dico che è un mostro? Prima di scendere nel tecnicismo vi voglio mostrare questi dati presi da questo articolo su linuxelectrons.
In the SPECfp_2006 benchmark, which measures speed, a single core of a 4.7 GHz POWER6 processor in an IBM System p 570 server running SUSE Linux scored 22.4, the highest result in the industry. System p 570 results are 23% better than an HP Integrity rx6600 running HP-UX result of 18.1.(1)
In the SPECfp_rate2006 benchmark, which is a measurement of system throughput, an IBM System p 570 server with two 4.7 GHz POWER6 processors (4 cores) running the AIX operating system scored 115 versus 51.3 for an HP Proliant DL585 G2 with two 3.0 GHz AMD processors (4 cores) running SUSE Linux — a difference of 124 percent.(2)
In the SPECfp_rate2006 benchmark’s 8-core results, an IBM System p 570 server with four 4.7 GHz POWER6 processors running AIX scored 213 versus 98.7 for an HP Proliant DL585 G2 with four 3.0 GHz AMD Opteron processors running SUSE Linux — a difference of 115 percent.(3)
And in the SPECfp_rate2006 benchmark’s 16-core results, an IBM System p 570 server with eight 4.7 GHz POWER6 processors running Linux scored 428 versus 186 for an HP Integrity rx8640 with eight 1.6 GHz Itanium 2 processors running HP-UX.(4)
In pratica sono state misurate con una suite di Benchmark professionali le prestazioni di vari sistemi in condizioni simili.
IMB Power 6 riesce in ogni caso a sopravanzare di molto i diretti concorrenti, che siano essi Intel, HP, AMD, con prestazioni che vanno da un minimo del 23% in più in modalità single core ad un massimo del 230% con uno scarto medio del 120%!

Le caratteristiche tecniche del Power 6 sono di tutto rispetto: utilizza una tecnologia costruttiva mista a 65/90 nanometri SOI (Silicon On Insulator) che permette una miniaturizzazione elevatissima, 750 milioni di transistor in 341 mm², e alta efficenza energetica: in effetti una cpu Power 6 ha gli stessi requisiti energetici della generazione precedente con prestazioni generali fino a 3 volte superiori.
E’ una architettura dual-core a 64 bit, ovvero due processori fisici ospitati nello stesso package con frequenze di lavoro che toccano i 5Ghz; per paragone, le attuali architetture concorrenti dual-core per server non raggiungono i 3,5 Ghz; possiede tre livelli di cache: 128KB di 1° livello (64KB Dati, 64KB Istruzioni), 8 MB di 2° livello semi-condivisa tra i due core (4 MB per core accessibili anche all’altro tramite un Bus da 300GB/s), 36 MB di 3° livello condivisa ma ospitata in un chip esterno collegato tramite un Bus da 80 GB/s.
Sono state inserite inoltre 54 nuove istruzioni rispetto alla precedente architettura molte delle quali improntate alla matematica decimale e alla conversione di basi ed è dotato del set di istruzioni AltiVec, istruzioni di tipo SIMD (Single Instruction Multiple Data) ovvero un sistema in cui più unità elaborano dati diversi in parallelo; questo tipo di istruzioni sono particolarmente utili e efficienti in ambito multimediale ed è discutibile la loro inclusione in ambito server dove solitamente si privilegia maggiormente la velocità di esecuzione di calcoli in virgola mobile e il throughput massimo.
Tags: Hardware, innovazione, record, Tecnologia
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E’ da poco tempo che mi sono avvicinato e interessato del mondo “autarchico e luccicoso” di Apple.
Sono riuscito ad installare con qualche smanettamento un Osx 10.4.8 (Hackintosh come lo chiamano in gergo) sul mio pc muletto e ne sono rimasto veramente ben impressionato. Decisamente un ottimo prodotto.
Non me ne vogliano i linuxari (come me), ma penso che sia decisamente una spanna sopra a qualsiasi distribuzione Linux oggi in circolazione… di Windows neanche ne parlo
Come se non bastasse a invogliarmi in questi due giorni c’è stato un corposo aggiornamento hardware per i macbook che li rendono veramente molto appetibili (sbav sbav) e soprattutto, la notizia che Leopard, la prossima major release di Os X, avrà ZFS come file system predefinito!
Tanti saluti ad HFS+ e un canloroso benvenuto a ZFS!
E’ un pò timido e quindi lo presenterò io per voi cercando di rimanere il meno possibile sul tecnicismo e spiegandovi i vantaggi di questo modernissimo file system sviluppado da mamma Sun, che ultimamente non ne sbaglia una!
· Si tratta di un file system a 128bit il che vuol dire che le sue capacità teoriche di immagazzinamento di dati sono al di là di ogni umana immaginazione. Riesce ad immagazzinare fino a 16 exabyte…16 miliardi di miliardi di volte i dati immagazzinabili su un qualunque file system moderno!
L’energia richiesta per bollire l’oceano è circa 2.4×106 J/kg * 1.4×1021 kg = 3.4×1027 J. Quindi, riempire uno storage a 128-bit dovrebbe richiedere più energia che bollire gli oceani.»
· Ha un altissimo livello di sicurezza dovuto a tecniche avanzate di controllo di integrità su dati e metadati, paragonabile ad un sistema in Raid 1, nessuna necessità di lunghissimi controlli sul disco in caso di spegnimenti forzati o mancanze di corrente.
· Possibilità di attivare la compressione per migliorare notevolmente le capacità di archiviazione.
· L’intero file system può essere visto come un insieme di unità di storage virtuali che possono essere dischi fisici, mirror (Raid 1), o gruppi di devices Raid Z. Non è importante cosa, con zfs lo spazio di tutte queste unità è reso disponibile a tutti.
· Attraverso un sistema di snapshot evoluto è semplice e molto veloce tornare a stati precedenti per un determinato file, questo rende estremamente facile il backup dei dati e il ripristino di questi in caso di errori.
· E’ evoluto e veloce, ha un avanzato sistema di assegnazione delle priorità (schedule di tipo deadline), sistemi di ordinamento e aggregazione degli Input/Output e altre chicche.
Tutto questo sarà su Leopard e penso proprio che quel giorno, magari dopo un altro refresh hardware sui macbook sarà arrivato il momento di papparsi una mela succulenta 
Dimenticavo, sul pinguino c’è un progetto di porting di ZFS direttamente nel kernel, ci stà lavorando nientepopòdimenoche mamma Sun.
Per ora ci dobbiamo “accontentare” di accedere a partizioni ZFS in userspace tramite Fuse, progetto sponsorizzato dal Google summer of code.
Tags: apple, innovazione, opensource, Software, Tecnologia
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